Ischia – Ci sono oltre un miliardo di euro a disposizione del commissario straordinario e ma deve valere il concetto che a Ischia, come ai Campi Flegrei o in qualsiasi altra parte d’Italia, se la zona è pericolosa, non si ricostruisce più dov’era e com’era, ma occorre andare a ricostruire da un’altra parte. “Noi – ha detto fra l’altro Nello Musimeci – abbiamo tutto l’interesse a che il processo di ricostruzione, parlo del sisma e parlo della frana, nei comuni colpiti si svolga nel più breve tempo possibile, tenendo conto delle esigenze del territorio. Per essere ancora più chiaro: la ricostruzione in Italia costa troppo e dura tanto, ma adesso abbiamo un quadro normativo omogeneo, capace di accelerare i tempi e concretizzare gli effetti della ricostruzione. Non più dov’era e com’era, perché la scienza ci dice che su un territorio la calamità può riproporsi per una serie di ragioni facilmente comprensibili. Quindi la delocalizzazione è una scelta improntata ad amarezza, ma diventa necessaria e indispensabile. Lo Stato, quando interviene in questi casi, deve avere come priorità assoluta quella di mettere il cittadino in condizione di attenuare la propria esposizione al rischio. Ci sono oltre un miliardo a disposizione del commissario straordinario, che opera con una programmazione seria e concreta. Attenuare l’esposizione al rischio diventa una necessità prioritaria, a patto che ci sia anche il coinvolgimento degli abitanti. Non si può solo domandare sicurezza, bisogna anche produrla. Gli abitanti devono avere consapevolezza di vivere su un territorio fragile e quindi adattare le proprie condotte alla realtà nella quale sono chiamati a vivere. Sul rischio, piccolo, medio o grande che sia, è una valutazione che lasciamo alle autorità scientifiche, alle quali chiederemo di esprimersi in maniera chiara. Certamente abbiamo introdotto il diritto alla delocalizzazione. Chi vuole lasciare quelle zone a rischio troverà nello Stato un sostegno, anche finanziario”.









