Roma – Il Presidente Sergio Mattarella ha richiamato tutti alla serietà di fronte a una vicenda che chiama in causa la responsabilità delle istituzioni rispetto alla comprensione dei cambiamenti. E invece ci viene propinato l’ennesimo decreto». Franco Gabrielli, ex capo della Polizia ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ora in campo con Più uno, accanto a Ernesto Maria Ruffini, denuncia il tentativo, fermato dal Quirinale […] di attribuire poteri di polizia giudiziaria ai militari. Ma soprattutto accusa il governo di non aver compreso quanto accade nelle piazze. «È vittima delle sue semplificazioni. E con questa proposta il vannaccismo ha fatto il suo ingresso nel governo». «Dopo anni di governo e una proliferazione di norme che ormai non si contano più, continuare a proporne altre significa certificare che non hai saputo leggere quello che stava avvenendo. Perché delle due l’una. O è la certificazione del fallimento di una modalità di governo della pubblica sicurezza, oppure c’è il tentativo, ancora più pericoloso, di rompere un argine fondamentale della nostra democrazia». È molto grave che il Governo abbia solo pensato di proporre di estendere le funzioni di polizia all’Esercito ed ai militari. Questo Paese ha faticosamente costruito un sistema che distingue le responsabilità civili della sicurezza pubblica da quelle militari della difesa contro le minacce esterne. Un argine fondamentale per una democrazia liberale. Quella proposta dal Governo è una visione che punta sulla militarizzazione del territorio. Quando apri un varco del genere, diventa difficile richiuderlo. Lo Stato deve garantirr la sicurezza con un controllo del territorio efficace. Ma non è con l’Esercito che rispondi. Bisogna impedire che quei ragazzi arrivino a fare sconquassi e violenza teppistica. Significa lavorare prima. Quando si radunano in maniera informe e cominciano a devastare, le possibilità di intervento sono inevitabilmente limitate. Il problema non è quanti uomini hai, ma dove sono costretti a operare. E poi la verità è che non li hanno visti arrivare. Per questo qualche domanda sulla capacità di penetrazione informativa e di lettura della realtà bisognerebbe porsela. Bisogna studiare nuovi meccanismi di prevenzione. Ma non puoi farlo quando i buoi sono già scappati. Inoltre bisogna distinguere fra ragazzi scesi in piazza per protestare per il futuro, il diritto allo studio, la casa e contro un precariato che li sta ammazzando, da quelli che usano la violenza fine a se stessa perché per loro il futuro è già pregiudicato dal presente. Anche i fermi preventivi non hanno funzionato per i maggiorenni, figuriamoci con i minori. E le nuove norme penali sono scorciatoie di chi non vuole capire. Si continua a riproporre una misura che ha già dimostrato la propria inefficacia».









