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Catturare granchi e meduse con retina e secchiello è reato e si rischiano fino a 4 anni di carcere e 60mila euro di multa  

Le nuove sanzioni per il maltrattamento di animali marini e le regole da seguire per evitare denunce e far divertire i bambini in sicurezza

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Scene finora comuni sulle spiagge, non sono più un passatempo innocuo, ma sono diventati reati per i quali si rischiano condanne penali fino a 4 anni di carcere e 60mila euro di multa. Retino, secchiello e Granchi, pesciolini, molluschi e meduse, lasciati in poca acqua e spesso sotto il sole, rischiano di morire per l’aumento della temperatura, la carenza di ossigeno o i danni provocati dalla cattura. Anche quando vengono ributtati in mare ancora vivi, lo stress subito può avere conseguenze letali. C’è poi chi trascina le meduse sulla sabbia, le colpisce con il retino o le lascia seccare al sole. Comportamenti talvolta tollerati dagli adulti come semplici giochi, ma che dovrebbero essere fermati. Gli animali marini non sono giocattoli: osservarli può essere un modo per conoscere il mare, prelevarli dal loro ambiente e farli soffrire no.

Da “gioco” a … reato!

Il rischio non è soltanto ambientale o educativo. In determinate circostanze può esserci anche una responsabilità penale. L’articolo 544-ter del Codice penale punisce chi, per crudeltà o senza necessità, provoca una lesione a un animale oppure lo sottopone a sevizie o a comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche. Dal primo luglio dello scorso anno è in vigore la legge 82 del 6 giugno 2025 che prevede la reclusione da sei mesi a due anni e una multa da 5mila a 30mila euro. Se dal maltrattamento deriva la morte dell’animale, la pena viene aumentata. Quando invece viene provocata direttamente la morte può essere contestato l’articolo 544-bis: reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 5mila a 30mila euro. Se il fatto è commesso con sevizie o prolungando volontariamente le sofferenze, si arriva alla reclusione da uno a quattro anni e a una multa da 10mila a 60mila euro. La nuova legge prevede inoltre un’aggravante quando il fatto avviene alla presenza di minori. Questo non significa che ogni animale preso per pochi secondi con un retino determini automaticamente una condanna. Spetta alle autorità e, eventualmente, al giudice valutare la condotta concreta, il modo in cui l’animale è stato trattenuto, le sofferenze o le lesioni provocate e l’eventuale morte. Il divertimento, però, non può giustificare comportamenti crudeli o inutilmente dannosi.

La campagna sulle spiagge

Per richiamare l’attenzione sul problema, è stata lanciata la campagna nazionale “Giocattolo o essere vivente? Trova le differenze”, inviando ai Comuni costieri due infografiche, una per gli adulti e una per i bambini, da esporre vicino agli stabilimenti e agli accessi alle spiagge. Si invitano i frequentatori delle spiagge a rinunciare ai retini e uasre maschera, boccaglio e fotografia subacquea per scoprire il mare senza trasformare i suoi abitanti in souvenir. Chi assiste a un episodio può rivolgersi al gestore dello stabilimento o al bagnino. Nei casi più gravi è possibile contattare la Guardia Costiera al numero 1530. Il ricordo più bello di una giornata al mare resta quello che lascia vivi anche granchi, stelle marine e meduse.

 

 

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